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Napoleone il cane di valore – Racconto

Napoleone il cane di valore – Racconto

Napoleone il cane di valore – Racconto – Un uomo di Saint-Didier aveva un cane con cui, sosteneva, riusciva a trovare tartufi anche dove gli altri avevano fallito. Durante l’inverno, quando tutti i tartufai tornavano dalle colline con una manciata di tartufi o, al massimo, una dozzina, l’uomo di Saint-Didier arrivava al bar con la borsa piena. Il cane era una meraviglia, e il padrone si vantava in continuazione del suo Napoleone, così chiamato per via del suo naso che valeva oro.

Erano in molti a fare la corte a Napoleone, ma ogni volta che si offrivano di comprarlo, il proprietario rifiutava. Finché un giorno un uomo entrò nel bar e mise sul tavolo quattro spessi fasci di banconote tenuti insieme da un elastico, 40 000 franchi. Era un’offerta incredibile e, seppur con riluttanza alla fine fu accettata. Napoleone se ne andò con il nuovo padrone.

Per il resto della stagione non trovò un solo tartufo. Il nuovo proprietario era in collera. Riportò Napoleone al bar e chiese la restituzione del denaro. Il vecchio proprietario gli chiese di togliersi dai piedi e di imparare a cercare. Un simile imbecille non meritava un cane come Napoleone. Volarono altre parole grosse, ma un rimborso era fuori discussione.

Il nuovo proprietario andò a Avignone a consultare un legale.

L’avvocato, com’è spesso nello stile degli avvocati disse che la questione era controversa. Non c’erano precedenti a cui riferirsi, nessun caso nella lunga e documentata storia giudiziaria francese che coinvolgesse un cane negligente nel proprio lavoro. Era senza dubbio una disputa che soltanto un giudice molto preparato poteva dirimere. Molti mesi e molti consulti dopo, i due uomini furono convocati in tribunale. Il giudice, essendo un uomo preciso e coscienzioso, volle assicurarsi che tute le parti in causa fossero presenti. Fu mandato un poliziotto a prelevare il cane e portarlo in tribunale come “testimone materiale”.

Non si sa quanto abbia influito la presenza del cane sulla decisione del giudice. Fatto sta che venne emesso il seguente verdetto: Napoleone doveva tornare con il vecchio padrone, che avrebbe restituito la metà del prezzo d’acquisto, tenendosi l’altra metà come risarcimento per aver dovuto rinunciare, in quel periodo, ai servizi del cane.

Riuniti, Napoleone e il suo vecchio padrone si trasferirono da Saint-Didier in un paese a nord di Carpentras. Due anni dopo, si verificò un caso pressoché identico, con l’unica differenza che l’inflazione aveva fatto aumentare il prezzo del cane. Napoleone e il suo padrone avevano colpito ancora.

Ma c’era qualcosa che non capivo. Se il cane era un cercatore di tartufo tanto abile, di sicuro il proprietario avrebbe guadagnato di più facendolo lavorare piuttosto che vendendolo, anche se riusciva a farsi restituire il cane e metà dei soldi ogni volta che si presentava in tribunale.

“Ah”,a un tratto mi disse Alain, “lei, come tutti, ha creduto che la borsata di tartufi fosse stata trovata da Napoleone quel giorno stesso!”

“Non è così?”

“No, l’uomo teneva i tartufi nel congelatore e li tirava fiori una o due volte a settimana. Il cane non sarebbe stato in grado di trovare una braciola di maiale in una macelleria. Aveva una naso di legno.

Alain finì il suo vino: “Mai comprare un cane in un bar. Prima bisogna vederlo all’opera.”

Tratto dal libro: Toujours Provence Di Peter Mayle

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