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Zone tartufigene in Friuli-Venezia Giulia

Zone tartufigene in Friuli-Venezia Giulia

Zone tartufigene in Friuli-Venezia Giulia – Questa regione al contrario di quel che si pensava fino a qualche anno fa è ricca di tartufi a confermarlo è uno studio condotto dall’ersa che ha individuato le seguenti zone tartufigene : le Valli del Torre, la Val Venzonassa, la Valle del Grivò, la Valle delloJudrio, la Val Dogna, il Collio, il Carso gorizia-no, il Carso triestino, la zona di San Daniele delFriuli, le Foci dell’Isonzo, la Laguna di Gradoe molte località della Bassa Friulana.

Tartufaia naturale di Tuber magnatum. Località Muzzana del Turgnano. In questa località sono stati raccolti i primi tartufi bianchi pregiati del Friuli Venezia Giulia.

Le Valli del Torre, che si snodano a nord di Tarcento e sono segnate dal bacino del torrente Torre, presentano zone tartufigene soprattutto nei boschi misti di latifoglie ubicati sui pianori o sulle pendici più soleggiate come nei pressi di Musi , Cesariis e Pradieliis, La Val Venzonassa, che corre parallelamente alla Val Resia ed è segnata dal bacino del torrente Venzonassa, presenta zone tartufigene e nelle aree più aperte ubicate lungo la valle e dove un tempo c’erano malghe e coltivi, ormai colonizzati interamente da piccoli boschetti di latifoglie

La Valle del Grivò, che si sviluppa a nord di Faedis e in cui scorre il fiume Grivò, presentano zone tartuficole lungo la strada che sale verso la località di Canebola dove sono presenti noccioletie nella zona delle Forcadizze dove il bosco prevalente è quello di faggio frammisto a noccioli e abete rosso

La Valle dello Judrio, corso d’acqua che segna il confine con la Slovenia, è ricca di zone tartufigene lungo tutta l’asta fluviale, ma in particolare nei boschi misti di carpino nero, tiglio e nocciolo e nei noccioleti che circondano i campi coltivati a prato,come nei pressi di Potclaz e Podresca

LaVal Dogna, una laterale della Val Canale, presenta tartufaie tanto nei boschi misti di fondovalle edificati da carpino nero e pino nero, che in quelli posti più in alto e costituiti da faggio, come pure nei noccioleti della zona di Balador e Galiskis

Il Collio, presenta zone tartufigene nei boschi misti a ridosso delle località di Oslavia, Piedimonte, Lonzano e Dolegna del Collio. In questa zona tartufaie sono state riscontrate anche nei parchi

Il Carso goriziano, costituito dalle colline poste a sud di Gorizia che formano il tipico ambiente carsico, dove su terreni poco profondi ed ormai colonizzati dalla vegetazione forestale, ma che un tempo erano prati pascoli, si sono ritrovate zone tartuficole soprattutto nei pressi di S. Martino del Carso e Doberdò del Lago, dentro ai boschi misti di carpino nero, roverella e pino nero.

Il Carso triestino, costituito dalle colline carsiche con terreni poco profondi, ricche di doline ormai ricoperte da boschi misti di roverella, orniello, carpino nero e pino nero, presenta zone tartuficole nei pressi delle località di Prosecco, Sgonico, S.Dorligo della Valle, Draga S. Elia e S. Barbara.

La zona di San Daniele del Friuli, famosa per le sue colline di origine morenica, presenta tartufaie sparse nei boschi misti e nelle aree verdi del capoluogo, soprattutto dove sono presenti i tigli, e nei territori limitrofi, come nel Monte di Ragogna

Le Foci dell’Isonzo, benchè si tratti di zona di pianura e quindi con poca presenza di boschi naturali, hanno all’interno dei boschetti formati dalla poca vegetazione forestale residua, per lo più di tipo planiziale o litoraneo, con delle tartufaie naturali nei pressi di Monfalcone, di Staranzano.

La Laguna di Grado, che presenta lembi di pineta litoranea più o meno ripulita a seconda dell’uso attuale, ha numerose tartufaie sparse sul proprio territorio a partire dalla località di Aquileia fino a Marina S. Marco e al lido di Grado

La Bassa Friulana, che rappresenta tutto il territorio di pianura prospiciente il mare Adriatico, presenta numerose zone tartufigene di differente tipologia, come del resto differente è la tipologia dei boschi ormai relitti che la costellano come tante piccole isole. Le tartufaie più interessanti, oltre a quelle ormai note che si trovano all’interno dei boschi planiziali della zona di Muzzana, Carlino e S.Giorgio di Nogaro, sono quelle nei pressi di Cervignano del Fiuli, Ruda e Villa Vicentina, ma anche di Villa Manin

Fra le specie di Tuber possono essere segnalati anche i ritrovamenti del Tuber puberulum oltre che del Tuber foe-tidumVitt., del Tuber fulgens Quélet e del Tuber dryophilumTul. e Tul. Fra gli ipogei è di un certo interesse il ritrovamento del falso tartufo bianco, cioè della Choiromyces meandriformis Vitt., anche perché alcuni abitanti dei luoghi di raccolta se ne cibano, soprattutto quando esso non è completamente maturo, convinti di mangiare il famoso tartufo bianco pregiato. Certamente a completa maturità la specie non è appetibile per il forte odore nauseabondo che emana il carpoforo. Sempre fra i funghi ipogei sono stati raccolti esemplari di Melanogaster broomeanus Vitt., Hymenogaster griseus Vitt, Pachyphloeus ligericus Tul. e Tul, Elaphomyces muricatus Fr. e Gautieria morchelliformis Vit. Di tutte queste specie raccolte viene di seguito fatta una sintetica descrizione.

Degno di nota, è il ritrovamento del tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum Pico) nei boschi relitti del-vecchia “Selva lupanica” della bassa Friulana. Sempre in questa zona si è trovato anche il tartufo nero liscio (Tuber macrosporum Vitt.) che, senza arrivare al pregio del precedente, ha comunque caratteristiche organolettiche simili. Numerosi esemplari di tartufo nero invernale (Tuber brumale Vitt.) e di tartufo moscato(Tuber brumale var. moschatum De Ferry) sono stati raccolti in diverse zone, mentre il tartufo nero uncinato(Tuber uncinatum Chatin), pur presente è risultato più sporadico.

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