Il Tartufo

Le comunità fungine delle tartufaie

Le comunità fungine delle tartufaie

Le comunità fungine delle tartufaie – All’interno delle comunità vegetali le diverse specie fungine in grado di sviluppare ectomicorrize possono coesistere nell’apparato radicale della stessa pianta e nella stessa radice, in competizione tra loro per i nutrienti e per i siti radicali non ancora colonizzati.

L’equilibrio tra le diverse specie è modulato dalle caratteristiche ambientali naturali e dagli interventi sul suolo, che influiscono fortemente anche sulla stabilità e interconnessione delle reti extraradicali. Poiché le reti non solo permettono l’assorbimento dei nutrienti dal suolo, ma possono trasferire nutrimento e informazioni collegando piante diverse, il mantenimento della loro integrità avvantaggia le piante ospiti e la stessa produzione di corpi fruttiferi.

Al fine di comprendere le relazioni tra i funghi appartenenti a Tuber, altri simbionti e specie saprofite, e valutare la possibilità di interventi sui fattori rilevanti dal punto di vista produttivo, è stata studiata da diversi autori la distribuzione delle specie fungine all’interno delle comunità di tartufaie naturali e coltivate. I risultati hanno evidenziato che, mentre la densità di radici micorrizate da T. melanosporum e T. borchii è maggiore nei relativi siti produttivi rispetto a quelli non produttivi, nelle tartufaie di T. magnatum le aree di sviluppo dei carpofori sono correlate con una bassa frequenza delle relative micorrize. 

La diversità della comunità fungina non è risultata ridotta nei siti produttivi di T. borchii mentre sembra essere significativamente alterata dalla presenza di T. melanosporum. Un numero elevato di specie diverse di funghi micorrizici è stato rilevato in tartufaie produttive di diverse regioni, con una diversità media variabile tra 22 specie (Emilia Romagna) e 60 specie (Abruzzo) e con presenza di 45 specie diverse in Toscana.

Le famiglie fungine più abbondanti nei diversi siti sono risultate sempre Thelephoraceae, più abbondanti nei siti produttivi, e Sebacinaceae, più rappresentate, insieme a Russulaceae e Inocybaceae, nei siti NON produttivi. Studi filogenetici condotti nelle tartufaie, su campioni provenienti sia da carpofori che da micorrize, hanno mostrato che le popolazioni di Tuber presenti in Italia sembrano possedere una struttura genetica intraspecifica, che consente la loro discriminazione in gruppi diversi al cui interno la variabilità è ridotta, probabilmente per mancanza di flussi genici dovuta a fenomeni di incompatibilità. Isolati distinti di T. magnatum, T. borchii e T. melanosporum sono stati individuati nei diversi siti geografici all’interno dell’areale di distribuzione, suggerendo la possibilità di tracciare l’origine geografica dei prodotti (Rubini et al., 2004, 2005; Riccioni et al., 2008). Nella maggioranza delle tartufaie di T. magnatum studiate sono stati individuati isolati di specie di Tuber diverse, con frequenti rilevamenti di T. rufum e T. borchii, e presenza più sporadica di T. maculatum, T. brumale, T. melanosporum e T. dryophilum, in alcuni casi (T. rufum) proprio nei siti di sviluppo dei carpofori di tartufo bianco pregiato.

Fonte: Marco Nuti – Cristiana Sbrana

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