Marco Morara

Marco Morara : Una vita per i tartufi – Intervista

Marco Morara : Una vita per i tartufi – Intervista

Marco Morara, ingegnere elettronico di Bologna da 50 anni micologo per passione. 

Ciao Marco, Come è nata la tua passione per la micologia?

Prima dei vent’anni, poiché vedevo mio padre andare a fungi con gli amici. Aveva un piccolo manuale tascabile, a disegni, il FENAROLI-TOSCO, non esistevano altri libri a foto, usciti negli anni successivi, come il CARLO ALBERTO BAUER e i successivi libri di BRUNO CETTO. Con quelle scarne immagini cominciai a studiare qualche specie in più dei Porcini, Ovoli e Galletti…. Quando avevo dubbi su funghi sconosciuti, andavo a farli controllare al Mercato Ortofrutticolo di Bologna, dove la bravissima Dottoressa FAENZA effettuava i controlli di funghi a scopo alimentare, e ben presto divenni un suo ospite fisso. Mi avvicinai poi all’Unione Micologica Italiana, il cui Segretario, il Chiar.mo Professor GILBERTO GOVI, Docente universitario ad Agraria, fu un precursore della Micologia bolognese di quegli anni. Grazie a Lui, e all’UMI, dove confluivano Micologi di fama mondiale, le mie conoscenze si estesero, anche partecipando , come uditore ma anche come Docente, a innumerevoli Convegni, studi e manifestazioni. In questo ambito, iniziò il mio interesse , anche scientifico, per i Funghi ipogei, cioè sotterranei, e in particolare per i TARTUFI, in tutti i loro aspetti, dal riconoscimento , alla loro diffusione, la loro ecologia, alla loro coltivazione, soprattutto, ma non solo, attraverso l’aiuto e la collaborazione con l’Unione Micologca Italiane e l’Università di Bologna, ancor oggi punti di riferimento per questi temi.

In cosa consiste il tuo lavoro?

Il mio non è mai stato un “lavoro” vero e proprio, avendo avuto io una professione come “elettronico”, ma piuttosto un hobby a notevole livello, come spesso è successo in Italia. Mi capita comunque di effettuare controlli su tartufi e su prodotti al tartufo, per aziende che necessitano di una perizia qualificata. morara2

Sul tartufo è già stato detto tutto o c’è ancora molto da dire?

E’ stato detto molto, ma ovviamente c’è ancora molto da sapere, da imparare, da insegnare.

Cosa si potrebbe fare per tutelare il tartufo made in Italy?

Dal punto di vista dell’origine controllata , la via è quasi impossibile, perché sia qui che all’estero c’è tartufo ottimo e tartufo pessimo. La cosa più intelligente sarebbe da parte di ENTI, ASSOCIAZ. LOCALI DI TARTUFAI, DI CONSUMATORI, di GARANTIRE la provenienza dei prodotti, poi uno sceglierebbe i tartufi e i prezzi che preferisce. Ma questo avrebbe successo solo se questi soggetti fossero credibili e meno egoisti e più intelligenti… ma forse è chiedere troppo…

Hai un aneddoto da raccontarci sulle tue uscite a tartufi?

In 50 anni che mi occupo di tartufi, di episodi vissuti e /o ascoltati, ne ho a pacchi, ma non ho intenzione adesso di scrivere le mie memorie. Piuttosto, consiglio di leggere alcuni libri scritti da tartufai appassionati; ce ne sono diversi, ne cito uno per tutti, che mi ha colpito per le esperienze che narra, di una vita a tartufi: “Il sogno di un Tartufaio” di Angelo Rinaldi.

morara3Quali sono i cambiamenti più significativi sul mondo del tartufo dagli inizi della tua carriera ad oggi?

NEGATIVI:Il numero smisurato dei cercatori di tartufi, spesso al limite della possibilità di sopportarne il carico , da parte dell’ambiente. Parallelamente, l’avidità crescente di molti che credono di aver trovato l’America e la tendenza via via maggiore di non osservare delle regole di salvaguardia. Poi, anche gli scarsi controlli che vengono effettuati. Infine la presenza sul mercato di prodotti di scarsa qualità, quando non addirittura di truffe.
POSITIVI: Aver fatto conoscere a tante persone la bontà gastronomica del tartufo, di tutti i tartufi commestibili.

Ed in fine la domanda che è ormai “tradizione” che doti deve avere un tartufaio per definirsi tale?

Una sola dote, che racchiude tutte le altre: essere INTELLIGENTE, e non soltanto bravo e/o furbo. Il mondo è pieno zeppo di “furbi” che magari sul momento ci hanno anche guadagnato, ma che poi hanno danneggiato gli altri ma anche se stessi. Se la tendenza attuale a una certa “anarchia” di parecchi tartufai, la drastica diminuzione dei tartufi italiani sarà inevitabile. Oppure prevarranno in futuro misure sempre più restrittive, che faranno rimpiangere i bei tempi. L’unica “medicina”, come ho ricordato, potrà essere soltanto una maggiore consapevolezza di coloro che desiderano salvaguardare meglio il tartufo per potervi andare anche in futuro, loro ed i loro figli.

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