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Intervista a Riccardo "tartufi" Nicosia :Il tartufaio esploratoreIntervista a Riccardo "tartufi" Nicosia -

Intervista a Riccardo “tartufi” Nicosia: Il tartufaio esploratore

Intervista a Riccardo “tartufi” Nicosia :Il tartufaio esploratore

Intervista a Riccardo “tartufi” Nicosia – Riccardo Nicosia alias Riccardo Tartufi, tartufaio e esperto cinofilo si racconta in questa lunga intervista in esclusiva per il nostro sito.

1. Come è nata la tua passione per la cerca dei tartufi?

Ho iniziato circa 26 anni fa, quando un “vecchio” tartufaio Sanminiatese mi propose di andare a tartufi con lui. Fui subito contagiato, un mondo affascinante e misterioso come la cerca dei tartufi era di gran lunga più stimolante degli hobby che fino ad allora avevo, la pesca, la cerca dei funghi e degli altri prodotti del sottobosco.
Fu così che nel giro di qualche anno abbandonai i miei vecchie hobby per dedicarmi a questa nuova passione. Pian piano iniziai anche a cimentarmi nell’addestramento dei cani e ad approfondire e poi cercare di capire i misteri legati alla cerca dei tartufi.
Man mano che passavano gli anni ero sempre più affascinato dal legame cane-uomo, una forte spinta che mi spronava a conoscere i comportamenti dei cani e la comprensione di questi. Il tutto finalizzato al miglioramento del rapporto.
Parallelamente ero attratto dal bosco e dai suoi misteri, finii con fare numerose sperimentazioni, soprattutto nell’individuazione di nuove tartufaie e lo studio di strategie di cerca nelle pasture conosciute.
Con gli anni, grazie alla curiosità, la sete di sapere e la cultura accumulata, ho raggiunto buone capacità comunicative con i cani, riesco a capire piuttosto facilmente la genesi di molte problematiche che si istaurano nei rapporti cane-tartufaio e ad impostare dei veri e propri piani di miglioramento e di risoluzione dei problemi. Sono riuscito altresì a dare risposte a moltissime difficoltà nella cerca e nelle strategie di conduzione, nonché a migliorare l’approccio con il bosco con tattiche precise e risolutive. Ancora molti sono gli aspetti da scoprire sia nel rapporto cane-uomo che in quello bosco-tartufo, l’importante è esserci e partecipare con motivazioni forti, allora si arriva a comunicare col cane tramite il clicker ed il gioco, a trovare tartufi in pasture affollate da cani e tartufai o in zone dove nessuno penserebbe di andare a cercare.
Più che un tartufaio classico mi definirei un esploratore di tartufaie che cerca con il suo migliore amico.

2. Cos’è cambiato da quei giorni ad oggi?

Il mondo cambia in continuazione, inevitabilmente anche i diversi aspetti legati all’attività del tartufaio sono cambiati. Al classico tartufaio di un tempo, che cercava solo tartufo bianco con lo scopo principale di aiutare l’economia domestica, si sono avvicinati una miriade di persone con ulteriori finalità; dall’attività ludica ricreativa alla sportività, dall’allevatore addestratore di cani da tartufo o cani da gare di escavazione, alle persone che ne hanno fatto una vera professione o un secondo lavoro. Di fatto i tartufai sono triplicati o quadruplicati negli ultimi venti anni.
Anche i cani sono cambiati, vengono sempre meno scelti gli incroci per preferire cani di razza, con tanto di pedigree e alta genealogia specializzati e addestrati con metodi precisi. L’avvento di internet ha dato una svolta in diversi aspetti; dalla commercializzazione on-line alla possibilità di diventare tartufaio da parte di chiunque e non più all’appannaggio di parenti stretti e basta, l’omertà infatti dilagava…
Negli ultimi anni sono nati diversi gruppi associativi con scopi diversi, aumentando la diffusione del sapere e la salvaguardia delle tartufaie, le gare di escavazione per cani da tartufo, le sagre del tartufo e innumerevoli iniziative relative alla vendita, alla degustazione ecc..
Si è aggiunta poi la possibilità per tutti non solo diventare tartufai, ma anche di commercializzare e avviare nuove attività all’interno della filiera tartufo.

3. Cosa rispondi a chi dice che le associazioni hanno avuto un ruolo fallimentare?

In effetti c’è un malcontento sulle attività delle associazioni, spesso però ci lamentiamo senza fare altro, tipico comportamento italiano… Anzi, spesso chi si lamenta non fa parte di alcuna associazione….
Il futuro del tartufo potrà esserci solo grazie all’associazionismo. Trovare poi la formula giusta e i compromessi che possono mettere in accordo gli enti, i privati ed i tartufai, sarà la sfida. Come spesso avviene i problemi sono politici e solo grazie all’unione dei tartufai il tartufo potrà avere voce in capitolo. L’associazionismo classico legato al tartufo non sempre da delle risposte concrete al neofita tartufaio, anzi in alcuni casi non viene proprio considerato. In genere viene cercata la salvaguardia del territorio, sempre più spesso riservandone la raccolta dei tartufi con lo scopo di preservare la tartufaia. Lodevoli iniziative che ritengo risolutive solo in parte. Serve anche una buona formazione del tartufaio che non è una persona che raccoglie il tartufo e basta ma una parte integrante della tartufaia e molto spesso l’educazione, il rispetto e l’etica vengono considerati aspetti marginali.
Questo fa si che ci ritroviamo tartufaie prese di assalto, rovi ed arbusti estirpati, buche aperte, presenza di rifiuti ecc… Un tartufaio formato non deve limitarsi a trovare i tartufi e basta, deve essere il custode della tartufaia, amarla, rispettarla, e, grazie all’associazionismo, cercare di migliorarla. Alla salvaguardia delle tartufaie dovremmo iniziare ad aggiungere la formazione dei fruitori delle stesse, l’abilitazione alla cerca rilasciata con le risposte ad un quiz è a dir poco limitata, è il caso di iniziare a pensare ad una abilitazione vera, con degli studi concreti e degli esami teorico-pratici valutati da esperti del settore. Forse col tempo potremmo avere delle tartufaie frequentate da persone formate eticamente corrette. Il singolo tartufaio deve essere associato, deve portare il proprio contributo affinché gli organi che raggruppano le associazioni possano avere voce in capitolo.
Forse andrebbero riformati questi enti, in quanto esperti del settore dovrebbero dare le linee guida alle associazioni per la salvaguardia del territorio tartufigeno oltre che fare buona politica a livello centrale.

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