L’uomo è accusato di aver avvelenato sistematicamente i cani dei tartufai che considerava suoi rivali. L’uomo deve rispondere anche di danneggiamenti, porto abusivo di ordigno incendiario e minacce
PESCARA. Una guerra senza esclusioni di colpi fra ricercatori concorrenti, che non si ferma davanti a niente e nessuno, neppure davanti a dei poveri cani che sono le vere vittime di un processo che si sta tenendo davanti al giudice monocratico di Pescara.
Ben undici i cani da tartufo che sarebbero stati uccisi (dal 2015 al 2020) da uno dei due imputati finiti a processo
A processo ci sono due uomini, originari del Pescarese, ma soltanto uno, 77 anni, è quello che viene accusato di una lunga serie di reati come uccisione di animali, danneggiamenti, porto abusivo di ordigno incendiario, minacce, detenzione illegale di cartucce; l’altro, 33 anni, deve rispondere soltanto di aver picchiato qualcuno su mandato del primo imputato.
Nel capo di imputazione che riguarda il 77enne, il pm Rosangela Di Stefano scrive che “per crudeltà e comunque senza necessità, provocava la morte di numerosi cani da tartufo, disseminando in prossimità dei terreni boschivi, in un sentiero che conduce ad un fossato ove i cani si recavano per la ricerca del tartufo, bocconi avvelenati che questi ingerivano”.
Ma poi ci sono i danneggiamenti alle auto dei rivali, i tentativi di incendio dei mezzi e persino le minacce più che esplicite:
“Sono stufo di… perché raccoglie troppi tartufi e quindi tu devi andare da lui e gli devi fare a pezzi le rotule, in modo che lui vada sopra una carrozzella: per questo servizio – avrebbe detto il 77enne al coimputato – ti offro 1100/1200 euro”.
E nelle zone maggiormente battute per la ricerca del tartufo, di casi del genere ne sarebbero successi molti, ma quasi mai ci sarebbe stato un seguito per mancanza di denunce.
Foto di repertorio Fonte: Il Centro.it

