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I Batteri a servizio del tartufo

I Batteri a servizio del tartufo

I Batteri a servizio del tartufo – L’interno del corpo fruttifero del tartufo non è sterile e sono ormai numerose le evidenze sperimentali che quantificano e qualificano le popolazioni batteriche al suo interno

Queste evidenze sperimentali sono state ottenute a partire dall’inizio degli anni ’90 e hanno fatto emerge un quadro complesso, che vede la dominanza di certi gruppi di batteri e la presenza di altri: un mondo affascinante di possibili ruoli e interrelazioni che solo in minima parte è stato possibile finora svelare.

600 ceppi batterici sono stati isolati dagli sporocarpi di T. borchii, dei quali 300 ceppi erano riferibili a specie di Pseudomonas, in particolare Pseudomonas fluorescens, Pseudomonas corrugata e Pseudomonas tolaasi. È stato possibile evidenziare che tutti gli isolati riferibili a questo gruppo  erano capaci di produrre  auxina che altro non è che un vegetale che regola la crescita.

Popolazioni batteriche di P. fluorescens sono state rilevate in tartufi immaturi  batteri coltivabili che  isolati sono stati trovati positivi al test di degradazione della cellulosa e della chitina, componenti maggioritari delle pareti ifali. L’esame ultrastrutturale degli sporocarpi hanno rivelato la presenza dei batteri negli spazi interinali, una parte dei quali era incluso nella parete dell’asco. Gli Autori suggerivano che la presenza di P. fluorescens e Bacillaceae potrebbe essere in relazione con queste attività enzimatiche che a loro volta sarebbero coinvolte nell’apertura dell’asco e, forse nella germinazione delle spore.

Inoltre  è stato rinvenuto un batterio del complesso Cytophaga-Flexibacter-Bacteroides  associato al micelio in coltura pura di T. borchii. (Questo batterio è stato trovato anche in T. aestivum Vittad.) Alcuni di questi isolati sono capaci di modulare la germinazione delle spore, la crescita ifale. Oppure i batteri possono contribuire alla produzione di composti organici solforosi volatili, quindi contribuire alla formazione dell’aroma anche se da una ricerca del 2009 si ritiene che i tartufi possiedano  gran parte degli enzimi necessari alla biosintesi dei composti dell’aroma.

È stato inoltre dimostrato che comunità  batteriche presenti nel suolo delle tartufaie svolgono un compito biotecnologico durante il processo di Micorrizazione

Altri invece, facenti parte dei ceppi nominati precedentemente, hanno un ruolo da “spazzini” neutralizzando con la loro azione  lo sviluppo di funghi patogeni antagonisti del tartufo.

In fine gli studi riguardanti i funghi associati agli ascocarpi dei tartufi hanno evidenziato la presenza di lieviti e funghi filamentosi all’interno dei carpofori formati da diverse specie di Tartufi. In particolare, sono stati identificati nel T. melanosporum e T. magnatum lieviti appartenenti alle specie Candida saitoana, Debaryomyces hansenii, Rhodotorula mucilaginosa, Trichosporon moniliforme e al genere Cryptococcus, risultati produttori di alcune molecole volatili caratteristiche dell’aroma dei tartufi. In ascocarpi di T. aestivum lieviti appartenenti alle specie Cryptococcus albidus e Cryptococcus humicolus, dotati di attività cellulosolitica e pectinolitica.

 

Batteri Tartufi
Pseudomonas spp.,

Micrococcus spp.,

Moraxella spp.,

Staphylococcus spp.

T. borchii,

T. maculatum,

T. magnatum

Pseudomonas spp.

P. fluorescens

P. corrugata

P. tolaasi

T. Borchii
P. fluorescens

Bacillaceae

T. Borchii
Pseudomonas spp. T. Borchii
Batteri eterotrofi

Pseudomonas spp.

Actinobacteria Bacilli sporigeni

T. Borchii
Batterio del gruppo Cytophaga– Flexibacter– Bacteroides T. aestivum
Pseudomonas spp.,

Bacillaceae

T. borchii
Lieviti T.magnatum,

T.melanospo rum

α- , β- e γ- Proteobacteria;

gruppo Bacteroidetes,

Actinobacteria,

Firmicutes

T. magnatum
α-Proteobacteria,

Firmicutes,

Bradyrhizobium spp.

T. magnatum

 

Professor Chatin: se vuoi tartufi, semina ghiande

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Professor Chatin: se vuoi tartufi, semina ghiande Professor Chatin – Gaspard Adolphe Chatin (Isère, 30 novembre 1813 – Les Essarts-le-Roi, 13 gennaio 1901) è stato un medico, micologo e botanico francese. Egli fu il primo a dimostrare che il gozzo è legato alla carenza di iodio. Studiò presso la Faculté de Médecine di Parigi conseguendo il dottorato nel … Per saperne di più