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Il gergo dialettale dei tartufai umbri

Il gergo dialettale dei tartufai umbri

Il gergo dialettale dei tartufai umbri – L’Umbria è una delle regioni Italiane più ricche di tartufi, anche sotto l’aspetto storico. È  infatti interessante notare come espressioni dialettali tipiche di questo territorio siano diventate un gergo comune tra i tartufi a livello nazionale.

Tratufani:  Con questa voce dialettale usata già nel 1400 negli statuti di Spoleto i raccoglitori più anziani della Valnerina chiamano i tartufi, che nascono e crescono nelle tratufanare o tartufanare o tartufare, quello che in italiano vengono definite tartufaie, 

 Più  tartufanare formano una cava.

“Quanno jii a vénne li tratufani lu commerciante te dicìa: quistu è fraciu, quill’ardru è gelatu, quist’ardru è…s’acchiappavano su tuttu e pu’ nun te vulìano pagà gnente”. 

Quando andavi a vendere i tartufi il commerciante ti diceva: questo è fradicio, l’altro è congelato, quest’altro…loro intanto prendevano tutto e poi non volevano pagarti niente.

Statarecci e scurzuni: gli statarecci (da estate) sono i tartufi estivi, scientificamente chiamati Tuber aestivum Vittadini . Gli statarecci sono detti pure scurzuni (scorzoni), per via della buccia a verruche grandi, piramidali, meno liscia di quella del pregiato. Scorzoni sono anche i tartufi autunnali-invernaliconosciuti col nome dotto di tartufo uncinato.

“Certe vorde toccava esse un po’ birbuni, li scurzuni se mischiavano co quilli boni e pe confonne ce appiccicavi un po’ de terra”

Certe volte bisognava essere un po’ birboni, gli scorzoni si mischiavano con quelli pregiati e per camuffarli ci si appiccicava un po’ di terra sopra.

Caciola: tartufo piccolo di colore nocciola, scientificamente denominato  Tuber excavatum Vittadini, dal forte sapore agliaceo; in Italia non è commerciabile. 

“Ho giratu tantu e ci ho la catana vòta, lu cane m’ha ‘rportato giustu du’ caciòle!”  

Ho camminato tanto e ho il tascapane vuoto, il cane mi ha riportato solo due caciòle

Balletta: sacco di juta usato in agricoltura per contenere e trasportare i prodotti come grano, frumento vario, patate, legumi e, naturalmente, anche i tartufi. Solo i più grandi e rotondi venivano infilati nella balletta per la vendita al mercato, gli altri più piccolini formavano la capatura, che veniva usata nella cucina domestica. 

“Fino a quarant’anni fà  se ne troavano a ballette, adesso ce vanno tutti e l’hanno strigate!” 

Quarant’anni fa si raccoglievano sacchi pieni di tartufi, oggi ci vanno tutti e l’hanno fatto sparire .

Callafredda: rapido temporale estivo che si alterna a periodi di caldo e che, bagnando la terra in poca profondità senza ristagnare, favorisce la nascita e la crescita dei tartufi. 

“L’istate passata gnente callefredde e st’imberno pochi tartufi. Se li vòi ‘ssagghià te tocca pagà caru!”

 L’estate scorsa niente callefredde e quest’inverno niente tartufi, se li vuoi assaggiare un caro prezzo devi pagare.