L’Ulivo il custode dei tartufi

L’Ulivo il custode dei tartufi

L’Ulivo il custode dei tartufi

Un’antichissima leggenda mediterranea narra che Atena e Poseidone un giorno si sfidarono per offrire il dono più bello al popolo, Zeus sarebbe stato il giudice della gara tra le due potenti divinità.

Poseidone, colpendo con il suo tridente il suolo, fece sorgere il cavallo più potente e rapido, in grado di vincere tutte le battaglie.

Atena invece colpì la roccia con la sua lancia e fece nascere dalla terra un albero bellissimo, il primo albero di ulivo. La splendida pianta illuminava la notte, medicava le ferite e curava le malattie e inoltre offriva prezioso nutrimento, donando benessere e quindi pace a tutte le genti che lo avrebbero coltivato.
Zeus scelse questa, benedì le foglie argentee e disse:

«Questa pianta proteggerà una nuova città che sarà chiamata Atene da te, figlia mia. Tu donasti agli uomini l’ulivo e con esso hai donato luce, alimento e un eterno simbolo di pace». 

Alessio Lupino – Tartufo estivo racchiuso in una corteccia di ulivo

Abbiamo deciso di realizzare questo articolo grazie alla foto inviata da un utente  (qui a destra), dove un tartufo scorzone è letteralmente incastonato nel tronco di un Ulivo. In molti in passato credevano, e forse qualcuno ancora oggi, che si tratta di un albero simbionte ma in realtà non lo è. L’ulivo forma delle endomicorrize e quindi non produce tartufi di per sé ma può favorire la loro formazione. Ma a differenza di altri arbusti indicatori, che come l’ulivo formano le endomicorrize, ha un ruolo più importante tanto che si potrebbe definire un albero custode.

Le Micorizze si suddividono in due grandi gruppi: ECTOMICORRIZE ed ENDOMICORRIZE.

Le Ectomicorrize sono in grado di colonizzare poche specie di piante, quasi tutte essenze forestali (conifere e latifoglie) ma rivestono poca importanza per le colture agrarie. Sono così definite perché non penetrano all’interno dei tessuti ma formano uno spesso strato di micelio (mantello) attorno alle radici. Sono circa 5000 le specie di ectomicorrize conosciute. Generano spore come forma di sopravvivenza e diffusione, le quali sono trasportate dal vento, animali o dall’azione dell’uomo. I tartufi sono l’espressione più conosciuta di questa simbiosi micorrizica.
Le Endomicorrize sono le uniche delle quali tratteremo qui di seguito per il loro interesse diretto e specifico sulle colture agrarie. Sono simbionti obbligati. A differenza delle prime, penetrano all’interno dei tessuti e delle cellule dell’ospite ma non formano un mantello fungino esterno. S’insediano sulla parte corticale della radice penetrandone le cellule e riempiendone gli spazi intercellulari senza però invadere mai il cilindro centrale. All’interno delle cellule possono formare delle strutture ovoidali dette vescicole e delle strutture ramificate dette arbuscoli. Esternamente il micelio può espandersi attorno alla radice fino a qualche centimetro.

Le endomicorrize colonizzano il 90% delle piante: agricole, orticole e ornamentali come:

  • Le Oleaceae (Olivo, Frassino, Ligustro, Forsizia, Gelsomino, ..);
  • le Rosaceae (Melo, Sorbo, Ciliegio, Spirea, Fotinia, Rosa, …),
  • tranne Cruciferae, Chenopodiaceae, Caryophyllaceae.

Fonti: micorrize