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Lorenzo Mannozzi Torini: Il pioniere della tartuficoltura

Mannozzi Torini è considerato, a ragione, il precursore della moderna tartuficoltura in quanto è stato il primo a mettere a punto un metodo per la produzione di piante micorrizate ed il primo a dettare i criteri di coltivazione del tartufo.

Prima di lui, infatti, la tartuficoltura consisteva semplicemente nel mettere a dimora in luoghi dove spontaneamente si raccoglievano tartufi (o qualora l’impianto fosse avvenuto in terreni vergini, cioè sprovvisti di micelio naturale del tartufo, interrando, contestualmente al seme, anche pezzi di tartufo ben maturi o marcescenti per arricchire il sito di spore) delle semplici ghiande.
Spesso venivano prelevate nelle tartufaie in produzione spontanea e avevano il solo vantaggio, rispetto a quelle comuni, di essere occasionalmente portatrici di spore di tartufo.
Mannozzi Torini ha introdotto negli anni ’50 e poi perfezionato nel tempo, l’utilizzo di contenitori riempiti con terra sterilizzata, successivamente innaffiata con una soluzione miscelata con spore di tartufo.
Le ghiande, dopo essere state sterilizzate chimicamente e rese aderenti a una poltiglia di spore in un bagno di acqua zuccherata, venivano poste in fitocelle a 2-3 per contenitore, e lasciate in vivaio per circa un anno, costantemente innaffiate anche con parte della soluzione di inoculo.
Prima della messa a dimora, un campione veniva analizzato per un controllo del loro grado di micorrizazione da parte dell’allora Centro di Micologia del Terreno del Cnr di Torino.
Accanto al metodo di inoculazione, Mannozzi Torini definì in dettaglio anche quali fossero i criteri, più razionali per la coltivazione del tartufo nero pregiato.
Indica quali dovessero essere le caratteristiche del terreno e quali le cure colturali necessarie allo sviluppo delle micorrize, consigliando colture intercalari nei primi anni di impianto (lavanda e lavandino) e zappettature regolari per mantenere soffice il terreno.
Propose anche la tecnica della potatura graduale delle chiome per dosare la luminosità al suolo nonché il ricorso all’irrigazione di soccorso nelle stagioni siccitose.

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