La libera cerca verso il FUTURO, forse

A questo punto ha iniziato a prender forma la fase odierna, quella che stiamo vivendo e che, dati alla mano è oggi la proposta migliore possibile, certo migliorabile, ma quella che, in un desolante panorama politico amministrativo come quello regionale attuale, consente di potere ancora effettuare secondo i canoni della tradizione, la storica arte dell’andare a tartufo. Lo strumento fino ad oggi utilizzato per “chiudere e privatizzare” il territorio e cioè la realizzazione di “tartufaie controllate” è oggi usato esattamente per il contrario, per garantire cioè la libera ricerca. Come?

Oggi, un’associazione in particolare nel panorama emiliano-romagnolo, gestisce tartufaie naturali per una superficie complessiva che supera i cento ettari, con alcune zone di grandissima tradizione storia e qualità, garantisce affitti ai proprietari con contratti di lunga durata, presidia le zone con gruppi locali di tartufai e svolge annualmente le operazioni colturali menzionate in precedenza, basilari per conservare l’ecosistema tartufo. Gran parte di queste zone sono appunto “tartufaie controllate”, zone cioè ove praticare la libera ricerca del tartufo, alla sola condizione di essere iscritti all’associazione, in modo tale da garantire, alla stessa, quella necessità economico strutturale minima per il sostegno di questo sistema di gestione.

Questa è la novità dell’anno, sta crescendo e maturando un metodo che garantisce la sopravvivenza del “mondo del tartufo vero e tradizionale” quello della libera ricerca, degli uomini, dei cani e del rispetto del bosco nella sua vera dimensione e natura. Certamente il lavoro da fare è ancora tanto, tanti aspetti nella gestione potranno e dovranno essere migliorati, sul piano organizzativo ed operativo; iscriversi all’associazione ed accedere a tale progetto costa 100 euro all’anno, una cifra assolutamente percorribile per qualsiasi tartufaio che, di contro, può contare su tante zone dove può svolgere liberamente, con il rispetto delle regole per l’ambiente, la propria attività.

L’utopia di potere, solo pagando una tassa regionale annuale, andare a tartufi liberamente in Emilia Romagna è morta, sepolta dalle scelte dei politici locali e dunque la proposta più percorribile, meno “pesante” da un punto di vista economico per le tasche dei tartufai, più garantista per la salvaguardia dei boschi e dell’habitat del tartufo è oggi questa. E se ogni tartufaio potesse capire questo meccanismo, certo non facile da digerire per chi doveva essere tutelato e salvaguardato molto tempo fa, con scelte radicalmente opposte, potrebbe diventare il singolo mattone di una grande costruzione; la costruzione di un’unica grande associazione provinciale, forse regionale, talmente grande da poter avere risorse per evitare la nascita anche solo di un’altra tartufaia controllata privata, talmente forte da poter pensare di rendere gestite da associazione anche tutte le tartufaie esistenti! Perché consolidare questo metodo significa poter cominciare a guardare con più ottimismo e nuovi sogni al futuro.