barbari

I barbari del tartufo

I barbari del tartufo

Campi arati come fosse passato un trattore, radici e alberi irrimediabilmente danneggiati, un mercato fiorente ridotto ad una tratta clandestina e falsificata: alla vigilia dell’apertura della raccolta dei tartufi,  saranno in pochi i fortunati a trovare ancora qualcosa nel pur ricchissimo sottosuolo. Uno dei patrimoni più ricchi e meno valorizzati della nostra terra è ormai preda di abusivi e mercanti senza scrupoli, pronti a rovinare il delicato ecosistema e a svenderlo, in nero, al miglior offerente. Il tutto senza che nessuno protesti, senza che nessuno, soprattutto, controlli

Arrivano nel cuore della notte da ogni parte d’Italia per depredare una ricchezza che , ufficiosamente, ha numeri da record: almeno . A portarsela a casa, in barba alle leggi e alle normative, sono soprattutto gli abusivi: raccoglitori spesso improvvisati che giungono da ogni parte di Italia violando le più elementari regole della raccolta e che finiscono con l’alimentare un mercato nero che sottrae qualità e valore al prodotto . Una serie infinita di violazioni, alimentate anche da una legge  antiquata, inefficace e sempre meno rispettata

Basta farsi una passeggiata  per capire la portata dei danni:  le cosiddette tartufaie, quelle ufficiali e quelle meno conosciute, sono veri e propri campi arati. All’ombra delle querce è evidente il passaggio di questi barbari di prima stagione che, fuori da ogni regola e da ogni logica, prendono d’assalto il sottosuolo estraendo dalla terra prodotti non ancora maturi e che grazie a trattamenti in laboratorio (con l’aggiunta di olio tartufato) vengono venduti sul mercato a caro prezzo. Il danno non è solo economico. Nonostante la legge stabilisca un massimo di cinque buche su ogni “macchia” e il conseguente ripascimento, gli abusivi infieriscono sui campi in modo massiccio e invasivo: interi ettari di terreno rivoltati e lasciati a seccare, spesso dopo aver danneggiato le radici delle querce da cui i tartufi si nutrono.

E pensare che la legge stabilisce che la raccolta dei tartufi, previo patentino ottenuto dopo un esame, deve essere fatta solo a stagione aperta  e solo con l’uso dei cani che, una volta individuato il tartufo, dovrebbero lasciare al raccoglitore il delicato compito di estrazione e ripristino del terreno. Ancora la legge stabilisce che la raccolta deve essere effettuata solo nelle ore diurne (un’ora dopo l’alba e un’ora prima del tramonto) e che ogni raccoglitore non può prendere più di un chilo e un tartufo al giorno.  però, succede tutto il contrario: la raccolta inizia non a giugno, ma già a marzo. Molti si recano nei campi nel cuore della notte per non essere scoperti, armati non di cani ma di veri e propri picconi e in media portano via fino a dieci chili di tartufo al giorno. Tradotto in soldoni fino a 500 euro di merce al giorno da rivendere al mercato nero, alimentato da regole inspiegabilmente scomparse, come quella di dover registrare, con ricevuta, la provenienza e la quantità di prodotto in magazzino (per quanto riguarda le aziende che lo commercializzano).

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