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C’era una volta il Lagotto da Caccia

C’era una volta il Lagotto da Caccia

C’era una volta il Lagotto da Caccia – Il lagotto in origine era un cane da riporto d’acqua, da cui ne deriva anche il nome dal dialetto Romagnolo: “Càn Lagòt”; che significa: “cane da acqua”.  Il suo utilizzo era simile a quello dei noti retriever; successivamente questa attitudine si è persa con la selezione a favore della cerca del tartufo.

Il lagotto prima delle bonifiche del ‘800, nelle valli di Comacchio e nelle zone paludose della Romagna, veniva utilizzato per il riporto della selvaggina volatile (specie le folaghe). In questa attività un ruolo decisivo hanno il pelo e il sotto pelo della razza che proteggono l’animale dal contatto dell’acqua, spesso gelida, consentendogli un capacità di lavoro insuperabile.

Con la scomparsa, ad opera delle bonifiche, delle valli paludose si è persa la necessità ad utilizzare il lagotto come cane da riporto.

A questo punto vediamo di conoscere meglio quest’affascinante tipo di caccia anche per comprendere lo stile di vita del lagotto romagnolo in altri ambiti.

L’alba ancora buia consente di udire soltanto lo sciabordio lento e cadenzato dell’acqua dove i cacciatori dispongono gli stampi della tesa. L’odore di acqua rafferma o salmastra e melmosa satura l’aria fra il canto dei grilli e il frinire di cicale nei canneti.

Sono i sapori forti e autentici di un’alba settembrina in palude… dove tutto ricomincia, da dove era rimasto.

cit Fabio Antolini

Se già decenni or sono era difficile ritrovare ambienti non ancora corretti dall’uomo oggi è praticamente impossibile ritrovare luoghi che non portino traccia pesante del suo passaggio.
Anche quando si riesce a raggiungere dopo un cammino lungo ed impervio un remoto ed apparente paradiso perduto, ci accorgiamo spesso con delusione che qualcuno o qualcosa ci ha preceduti.

Quindi, certamente, la caccia all’anatra non può essere quella dei nostri nonni, però se vi è una pratica venatoria che rappresenta ancora oggi una delle massime sublimazioni dell’arte di Diana, immutabile nelle sue regole, questa è precisamente la caccia di valle, la più misteriosa ed affascinante.
Il Lagotto veniva utilizzato principalmente negli appostamenti da terra, dove il cacciatore si posizionava nel “cassone”, aperto o semi aperto, o nella “botte” propriamente detta, in legno di castagno o quercia, oppure nella “tinella” sempre con una capienza di circa 5 o 6 quintali in legno di quercia o in cemento.( Differisce della “botte” per il tronco a forma di cono con la parte più larga interrata sul fondo.)
E’ costume delle valli, che dia il segno dell’apertura del fuoco chi occupa il primo posto, “HA TUONATO!!!”

 

Fonti: Wikipedia – All4shooters – Documentario Caccia di Valle

Dipinto di: Paolo Giacometti (caccia in palude)