Archivio Mensile: gennaio 2018

professor chatin

Professor Chatin: se vuoi tartufi, semina ghiande

Professor Chatin: se vuoi tartufi, semina ghiande

Professor Chatin – Gaspard Adolphe Chatin (Isère, 30 novembre 1813 – Les Essarts-le-Roi, 13 gennaio 1901) è stato un medico, micologo e botanico francese. Egli fu il primo a dimostrare che il gozzo è legato alla carenza di iodio.

Studiò presso la Faculté de Médecine di Parigi conseguendo il dottorato nel maggio del 1840. Nel 1841 fu nominato Amministratore Farmacista dell’Ospedale Beaujon di Parigi e nel 1859, presso l’Hôtel-Dieu de Paris. Insegnò botanica presso l’Ecole Superieure de Pharmacie, che poi diresse dal 1874. Nel mese di aprile 1886 ci furono rivolte studentesche presso la scuola e fu richiesto il suo licenziamento. Si ritirò in agosto 1886 con il titolo di direttore onorario.

Fu membro dell’Académie nationale de médecine (1853) e dell’Accademia delle scienze francese (1874). Fu inoltre membro della Société botanique de France, che condusse nel 1862, 1878, 1886 e 1896. Nel 1878 diventò un ufficiale della Legion d’honneur.
Ha scoperto i seguenti tuber:

  • Tuber hiemalbum;
  • Tuber montanum;
  • Tuber uncinatum.

Qui di seguito una ristampa francese del libro dedicato alle sue ricerche sul tartufo del 1869

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GASPARD – ADOLPHE CHATIN
IL TARTUFO
STUDIO DELLE CONDIZIONI GENERALI DELLA PRODUZIONE DEL TARTUFO

PREMESSA

Se vuoi i tartufi, semina ghiande.
Cit Professor Chatin.
La coltura del tartufo consiste in macchie di querce,
con spore del tartufo, in determinate condizioni di distanza, suolo e clima.
Il clima del vigneto è quello del tartufo.

Il seguente testo proviene da una ricomposizione del libro il cui titolo originale  è:

IL TARTUFO.
STUDIO DELLE CONDIZIONI GENERALI DELLA PRODUZIONE DEL TARTUFO,
del Professor Chatin,

Professore di Botanica presso la Scuola di Specializzazione in Farmacia di Parigi, Menbre dell’Accademia Imperiale di Medicina, ecc.

La prima edizione fu realizzata nel 1869, a Parigi, presso la stampa e la libreria Bouchard-Huzard (situata al numero 5 di rue de L’éperon). Una ristampa è stata fatta nel 1991 da una copia conservata.

III.
Origine o natura naturale del tartufo.

Da dove viene il tartufo? Qual è la sua natura? Anche se questo quesito è risolto per i naturalisti, questa domanda sta tornando nuovamente ad agitare coloro che si dedicano a determinare teorie inaccettabili per la scienza.
È per contribuire a questa soluzione che ho visitato le regioni principali del tartufo, dove
ho studiato a luogo lo stato della produzione, e raccolta, le opinioni di ognuno,tartuficoltori, ricercatori, operatori e studiosi che mi mi hanno illuminano con le loro osservazioni personali.

Le varie opinioni formulate sulla natura del tartufo possono essere raggruppate sotto i seguenti titoli:

Il tartufo è:

A- Il prodotto di una fermentazione della terra
B- Un’escrescenza che ha per origine prima un succo caduto dalle foglie.
C- Un tubercolo o rigonfiamento delle radici di vari alberi.
D- Un frutto sotterraneo
E- Un fiele dovuto alla puntura sulle radichette da parte di vari insetti
F- un fungo parassita
G- Un fungo non parassita.

IV.
Personaggi botanici

Famiglia Tuberacea, che appartiene al tartufo, ha caratteristiche generali: ricettacolo più o meno sferico, carnoso, indeiscente e non separabili, liscia o verrucosa, forniti o meno di un tessuto cellulare in forma di membrane sottili e anastomizzati che imitano le vene; 2 ° un semplice tessuto cellulare punteggiata di spore arrotondate, ovoidale o allungate.
Ipogeo o habitat sotterraneo.

Per quanto riguarda il tartufo vero e proprio, anche conosciuto come
tartufo nero,
il tartufo franco,
tartufi gourmet,
tubero di pline,
Hynum Teofrasto Ed Dioscoride,
il tubero Lycoperdon Linneo,
il tubero di cubarium Sibthorp e Bulliard,
tuber melanosporum di Vittadini e Tulasne.

I suoi caratteri essenziali sono i seguenti: peridio verrucoso marrone scuro, prismatici verruche poligonali spesso caratterizzate con macchie color ruggine; massa carnosa (gleba) di un viola rossastro o nero, ricoperto con venature biancastre, poi rossastro, delimitata su ciascun lato.
Le spore spesso prolungate in appendici caudiforme e contenenti da quattro a sei spore, a volte solo da uno a tre; sfere ellittiche, arrotondate, opache, nerastre, irte di papille coronarie acute e corte.

IX.
Segni dell’esistenza del tartufo

In questo capitolo Chatin parla del pianello e delle mosche del tartufo, e conferma con il suo disquisire la complessità del ciclo vitale del tartufo.

Fonti: wikipedia – memim – livresraresetanciens

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