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La lavanda nelle tartufaie coltivate

La lavanda nelle tartufaie coltivate

La lavanda nelle tartufaie coltivate

La lavanda nelle tartufaie coltivate – Coltivazione lavanda e tartufi, una sinergia interessante.La Francia tradizionalmente è rinomata per la coltivazione della lavanda, paese in cui sono stati inventati i profumi e dove esiste una fiorente industria profumiera. I francesi coltivano una specie di lavanda ibrida, denominata “Lavandin” che cresce sino a un metro e produce ben tre infiorescenze donando pertanto una resa maggiore (2 kg di olio a quintale d’infiorescenza) anche se meno pregiato dell’olio di “Lavanda vera”. Si può coltivare anche in zone di montagna sino a un altitudine di 1000 metri, altitudine del tartufo nero pregiato (T. melanosporum). In Provenza e anche in altre regioni francesi, i coltivatori di tartufi, in attesa che le giovani piantine micorrizate si sviluppino adeguatamente per arrivare a produrre, sopperiscono al mancato guadagno agricolo, coltivando tra i filari la lavanda, il cui raccolto è conferito alle industrie di distillazione per la produzione di oli essenziali, saponi e altro. In Italia questa coltivazione era poco diffusa poiché non si era organizzati per la distillazione industriale. Ora le cose sono cambiate, inoltre esistono in commercio distillatori di varie dimensioni per prodursi personalmente l’olio essenziale. Il lavandin si coltiva maggiormente nel Sud-Est della Francia dove in alcune aree con terreni calcarei, idonei per la produzione dei tartufi i coltivatori diventano anche “tartuficoltori”; pare che quando le piante hanno sviluppato un adeguato apparato radicale, queste producano tartufi di qualità proprio in  corrispondenza dei filari di lavandino che sembra favoriscano la produttività e la qualità dei tartufi. Raccolta e resi . La  rima raccolta già dal secondo anno d’impianto. L’epoca di maturazione ideale per raccogliere il prodotto da  istillare è l’inizio della sfioritura (luglio-agosto) poiché la percentuale di essenza e i suoi elementi principali non  ariano dopo l’avvizzimento dei fiori e, in ogni caso, quando le piante non sono più bottinate dalle api. Per il prodotto erboristico, invece, è l’inizio della fioritura. L’essiccazione delle infiorescenze avviene all’ombra, in locali aerati,  isponendoli in mazzi appesi. Il materiale una volta essiccato è battuto per ottenere il distacco dei fiori che dovranno essere conservati in recipienti di vetro o di ceramica, al riparo della luce.

Questo potrebbe dimostrarsi utile anche per i tartuficoltori Italiani ,sopratutto come già detto prima, per far fruttare i terreni nell’attesa che la tartufaia entri in produzione.

Fonte: IlTartufaioItaliano

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