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Scorzone Estivo (Tuber Aestivum Vittadini)

 Il Tuber Aestivum o Tartufo Nero Estivo Scorzone

Tuber aestivum Vittad., ben noto fra i conoscitori di tartufi con l’appellativo volgare di “Scorzone“, il Tuber aestivum si contraddistingue per via di alcune caratteristiche fra cui spiccano le seguenti:

  • la carne color giallo-sporco / nocciola,
  • il peridio verrucoso e di colore nero,
  • il suo periodo di maturazione, che è quello estivo (da cui trae origine il nome),

è una delle specie meno pregiate nel suo genere, sebbene sia un buon fungo commestibile.

Habitat

In terreni calcarei, drenati e ciottolosi d’origini geologiche diverse con pH 7-8, in boschi di latifoglie e misti, e in rimboscamenti con conifere, ma anche sotto piante isolate, senza prediligere alcun’esposizione, a quote variabili dal livello del mare finora 1400-1600 m. Fruttifica anche in superficie. Solitario o gregario.

Epoca di maturazione

Dalla tarda primavera all’inverno.

Simbiosi in natura con:

Roverella (Quercus Pubescens)

Leccio (Quercus Ilex)

Corologia

Tra il 37° e il 58° parallelo di latitudine nord.

Portogallo, Spagna, Irlanda, Francia, Gran Bretagna (Scozia compresa), Belgio, Olanda, Germania, Danimarca, Svezia, Lituania, Polonia, Russia, Repubblica Ceca, repubblica Slovacca Ucraina, Bulgaria, Ungheria, Romania, Serbia, Turchia, Austria, Svizzera,

Italia: Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania,Basilicata, Sicilia, Sardegna.

Paesi extracomunitari: Marocco, Korea.

Insetti associati

  • Leiodes cinnamomea Panzer,
  • Agaricopagus cephalotes Schmidt,
  • Asiorestia ferruginea Scopoli,
  • Colenis immunda Sturm,
  • Suillia pallida Fall.

Coltivazione

La coltivazione di Tuber aestivum Vittad. (=T. uncinatum  Chatin) iniziata in Francia  nel 1973 si è avvalsa anche dell’esperienza fatta con la coltivazione di T. melanosporum Vittad..Chavalier & Frochot (1997b) nell’ampio volume dedicato a “La truffe de Bourgogne”, danno notizia di sperimentazioni su tartufaie coltivate in Borgogna e in Lorena effettuate per  aiutare i tartuficoltori da un punto di vista tecnico, ma ancora troppo recenti per fornire risultati pubblicabili. Essi inoltre danno indicazioni per coltivazione soprattutto per quanto riguarda la scelta del terreno, la scelta della pianta simbionte, lo schema di impianto e le pratiche colturali. Riousset et al., (2001) ritengono che i risultati della coltivazione di questo tartufo in Francia siano positivi e incoraggianti. Per l’Italia vi sono solo indicazioni e dati ecologici per l’impianto di tartufaie coltivate a T. aestivum Vittad. in Toscana (Baglioni & Mazzei, 1998b) e indicazioni su potenziali aree per la coltivazione in Sardegna (Bencivenga, 1994b; Gregori et al., 1995) e in Lazio (Bencivenga, 1889), nonché notizie di alcune tartufaie di poca estensione già impiantate in Umbri con programmi di comunità Montane (Monaldi et al. 1990; Manna, 1992). È probabile però che i tartuficoltori singoli, autonomamente, in alcune regioni abbiano iniziato la sua coltivazione in piccole tartufaie.

L’ecologia

Studi specifici sull’ecologia del Tuber aestivum sono stati condotti da Chevalier e Frochot (1979, 1988) per le zone della Francia, ma alcune considerazioni possono ritenersi valide anche per l’Italia. Il Tuberastivum è verosimilmente la specie di tartufo commestibile più comune e diffusa in Europa, estendendosi il suo areale dall’Italia e la Spagna fino agli Stati Baltici ed all’U.R.S.S. (Gross, 1975; Chevalier, 1979). La sua presenza è stata inoltre segnalata nell’Africa del Nord (Fischer, 1938) ed anche nella costa meridionale della Turchia (Zambonelli, 1984). L’enorme area di distribuzione del Tuber aestivum in Europa può spiegarsi con le sue esigenze edafiche e soprattutto climatiche che sono minori di quelle degli altri tartufi pregiati, anche se è difficile sapere in che misura si tratti di Tuber aestivum tipico o della sua varietà “uncinatum”; secondo Chevalier (1978) il Tuber aestivum tipico occupa soprattutto la parte meridionale del suo areale europeo, mentre Tuber aestivum var. “uncinatum” quella orientale (Germania e Paesi dell’Est). In Italia il Tuber aestivum è presente un po’ ovunque in molte regioni del Nord (Piemonte, Lombardia, Liguria, Trentino, Veneto) del Centro (Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio) e del Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Calabria) (Mannozzi e Torini, 1984; Tamburrano, 1988). Il Tuber aestivum è capace di svilupparsi su una grande quantità di terreni formatisi da rocce madri di età geologiche molto differenti: calcari primari del Devoniano, calcari secondari del Trias e del Giuras; calcari terziari dell’Eocene, Oligocene e Miocene; sedimenti eluviali e colluviali del quaternario, con un substrato calcareo che permetta un approvvigionamento in calcio. I suoli a tartufo nero estivo presentano in genere dei profili di tipo rendzina e di tipo suolo bruno calcareo, anche se questo tartufo non teme i suoli molto superficiali, quasi bruti, su roccia madre di calcare duro; la loro tessitura è molto variabile secondo gli ambienti, ma il più sovente si presenta equilibrata.

Il Tuber aestivum può svilupparsi in mezzo alle pietre, fra gli interstizi della roccia o nelle conche, ove si è anche accumulato molto humus proveniente dalla decomposizione delle foglie. Questo tartufo predilige particolarmente terreni calco-magnesiaci, filtranti, ricchi in costituenti fini e grossolani, con struttura aerata e grumosa, e sopporta meglio che il Tuber melanosporum suoli molto più pesanti e tenaci; il tartufo nero d’estate può fruttificare in terreni ricchi d’argilla a condizione che, oltre alla presenza di calcare, la parte superficiale ove si trovano i carpofori sia molto aerata; esso rifugge dai terreni fradici preferendo quelli in cui l’umidità non sia prolungata e che si riasciughino prontamente.

L’aspetto chimico di questi suoli rivela che Tuber aestivum si sviluppa a livelli di sostanza organica molto variabili, tuttavia rispetto al nero pregiato ne sopporta contenuti più elevati, infatti è capace di svilupparsi nella lettiera ammucchiata fra le pietre. La quantità di ioni scambiabili presente nei suoli dove fruttifica lo scorzone può essere variabile, anche se esso si sviluppa generalmente su suoli ben provvisti di potassio ma molto poveri di fosforo e sufficientemente ricchi di calcio. Alcuni recenti risultati mostrano che Tuber aestivum varietà “uncinatum” è capace di fruttificare in suoli che hanno ricevuto una forte concimazione minerale (Chevalier e Frochot, 1988). Il clima gioca un ruolo meno importante nel determinare, rispetto agli altri tartufi pregiati, la distribuzione di T. aestivum che può prosperare in zone con un clima dall’influenza oceanica ma anche in quelle con un clima sensibilmente continentale. Nei climi di montagna molto spesso T. aestivum rimpiazza il T. melanosporum al di sopra degli 800-1000 m di altitudine, ma al pari di quest’ultimo è esigente riguardo la distribuzione e l’intensità delle precipitazioni in funzione della temperatura, specialmente durante il periodo di maturazione dei corpi fruttiferi. Secondo De Ferry (1888) buone annate di produzione sono quelle in cui si verificano grosse precipitazioni in giugno, luglio e soprattutto agosto, cioè le annate in cui le messi sono rovinate dalle piogge (Gross, 1975).

IlTuber aestivum è una specie meno esigente delle altre per quanto riguarda la temperatura, infatti si sviluppa in paesi molto più nordici, si eleva di più in altitudine, ma tollera meno bene la siccità estiva. La vegetazione normalmente associata a questo tartufo è diversa a seconda dei caratteri climatici della zona, così nelle regioni settentrionali, ed in zone meridionali ad altitudine più elevata, il T. aestivum entra in simbiosi di preferenza con farnia (Quercus peduncolata), rovere (Quercus sessiflora), faggio (Fagus silvatica), carpino bianco (Carpinus betulus) e nocciolo (Corylus avellana); in quelle meridionali e in zone settentrionali ad altitudini minori si trova con roverella (Quercus pubescens), leccio (Quercus ilex), pino nero (Pinus nigra), pino laricio (Pinus nigra var. laricius) e carpino nero (Ostrya carpinifolia). Secondo Schwarzel (1967) il T. aestivum tipico sarebbe piuttosto associato alle querce ed al nocciolo, mentre Tuber aestivum var. “uncinatum” ai carpini.

Esiste poi una serie di piante che, se pur non direttamente simbionti di questo tartufo, tuttavia si ritrovano comunemente sulle tartufaie come il frassino maggiore (Fraxinus excelsior), l’orniello (Fraxinus ornus), l’acero campestre (Acer campestre), il prugnolo (Prunus spinosa), il biancospino (Crataegus monogyina), la sanguinella (Cornus sanguinea), il sorbo domestico (Sorbus domestica) ed alcune specie di ginepri (Juniperus communis, Juniperus oxycedrus). Le tartufaie di Tuber aestivum si possono trovare in ambienti molto vari: su bassi versanti e pendici di montagne, su altopiani elevati e nei fondo valle; al margine dei boschi, in prossimità di roveti e di arbusteti, in terreni coltivati, incolti e ricolonizzati da cespuglieti; lungo le strade e sulle scarpate, in pieno bosco e nei rimboschimenti.

Il Tuber aestivum tipico necessita di ambienti soleggiati con un microclima caldo ed un’ombra esattamente dosata (Gross, 1975), invece la sua varietà “uncinatum” sembrerebbe sfuggire le zone troppe esposte ai raggi diseccanti del sole per ritirarsi nelle zone semiombreggiate (Schwarzel, 1967), o addirittura sopportare gli ambienti bui; la varietà “uncinatum” può infatti fruttificare nelle pinete ove non esiste alcuna vegetazione se non i muschi (Chevalier, 1978). La presenza del Tuber aestivum può essere più o meno evidenziata dalle caratteristiche aree prive di vegetazione.

Mentre il Tuber aestivum tipico “brucia” completamente lo strato erbaceo ed i suoi “pianelli” si manifestano in maniera molto netta intorno la pianta ospite, gli indici visuali che permettono di individuare una tartufaia di Tuber aestivum varietà “uncinatum” sono meno netti e le “bruciate” sono meno spettacolari; solo talvolta si osservano delle chiazze o dei circoli presentanti una vegetazione erbacea rachitica e sporadica. Il Tuber aestivum si sviluppa e fruttifica per quasi tutto l’anno, infatti il suo micelio genera più fruttificazioni successive. Il Tuber aestivum tipico forma gli abbozzi dei carpofori a metà febbraio e già a fine aprile, si notano alla superficie del suolo delle screpolature ove emergono i primi tartufi; sollevando i ciuffi secchi di erba si scoprono dei veri e propri nidi di tartufi. Questa prima produzione di maggio-giugno, da cui l’appellativo di “maggengo”, fornisce dei tartufi poco profumati che si degradano facilmente e non sono mai completamente maturi. Il grosso della fruttificazione con carpofori dalle buone caratteristiche organolettiche si ha da agosto a settembre, a condizione tuttavia che vi sia stata qualche precipitazione estiva, altrimenti in luglio la crescita si arresta e i tartufi ancora presenti in terra si seccano o muoiono rapidamente.

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