Ritratto del Trifolao

Ritratto del Trifolao – Racconto

Ritratto del Trifolao – Racconto

Ritratto del Trifolao – È un mestiere fatto di nebbia e di umidità in corpo, fanghiglia che si appiccica e appesantisce gli stivali, di fatica per inerpicarsi tra alberi, fronde e rami secchi, facendo attenzione a non scivolare a valle, mentre il vento punge il collo e attorno non c’è altro che il buio della notte e il canto del gufo e della civetta. In piemontese è il trifolao (ma si pronuncia trifulau), che infila la mantella, un cappello, esce con il cane e si nasconde nei boschi.

Il tartufaio va di notte per non essere visto, come fosse il cattivo di un romanzo noir; ricorda a memoria i posti esatti (in piemontese: rò) dove è (quasi) certo di trovare la pepita e va, con torcia e bastone. Il cane fiuta, segnala, raspa, il trifolao si piega sulle ginocchia e si scopre, ogni volta, eccitato. Pioppi, abeti, querce: il tartufo si nasconde là sotto, talvolta nella terra anche di mezzo metro. Il trifolao si aiuta con un attrezzo, il vanghetto, e scava: è un’operazione fatta con delicatezza, con cura, se il tartufo si rompe è un guaio grosso, il rumore secco, come una patata che si spezza, sarebbe doloroso.

Andar per tartufi è una caccia al tesoro e ogni caccia al tesoro ha le sue mappe. Il trifolao annota le date: non soltanto i luoghi – quelli non si dimenticano, come tutti i posti in cui siamo stati bene – ma soprattutto le date, giacché il tartufo nasce, giorno più giorno meno, tra scienza e credenza, tutti gli anni nello stesso posto.

Le mani del tartufaio sono nodose, hanno il nero sotto le unghie e sono riconoscenti. Ricoprono il buco e danno una carezza al cane e una crocchetta. Poi via veloci, per proteggere il segreto. Ci sono stati trifolao che poco prima di morire hanno bruciato il quaderno nero con le mappe, che nemmeno ai figli hanno rivelato dove andare.

È un mestiere per solitari, che attira invidie e chiama la cattiveria. C’è chi abbandona nei boschi polpette avvelenate, chi sotterra tartufi con pezzi di vetro per ferire il naso dei cani, chi lascia tonno con olio e liquido antigelo, chi taglia le gomme alle auto dei trifolao. Probabilmente un’età dell’oro in cui tutto andava bene non è mai esistita, di certo oggi è un’età diversa.

«Oggi ci sono più vigne e noccioleti, meno rò, e molte più persone che vanno a tartufi», rivela Simone, giovane trifolao nelle Langhe. Che quando parla a ogni frase si illumina: «Quando lo trovi non ti so descrivere l’emozione. E poi tutto attorno, le volpi, i tassi, i caprioli…è uno spettacolo!».

@marcogiacosa  – laStampa

Comments

comments