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Bocconi avvelenati un fenomeno spiegato dalla storia

Bocconi avvelenati un fenomeno spiegato dalla storia

Bocconi avvelenati un fenomeno spiegato dalla storia

Bocconi avvelenati un fenomeno spiegato dalla storia – In Italia l’uso del veleno è stato una pratica legale sino al 1977; il veleno veniva impiegato soprattutto a fini venatori, per eliminare i predatori di animali cacciabili.
Alcune specie di rapaci sono scomparse dall’Italia o da ampie zone di essa a causa dell’uso del veleno e dell’uccisione con armi da fuoco.
Attualmente la pratica è ancora molto diffusa anche se, purtroppo, non si dispone di dati completi ed omogenei.

Uno studio condotto da vari enti tra il 2005 ed il 2009 ha permesso di rilevare che vi sono due picchi evidenti: il picco maggiore si verifica tra febbraio e marzo, il picco minore in ottobre. Ciò potrebbe essere riconducibile alla concomitanza con tre fattori: i ripopolamenti di specie cacciabili, l’uscita del bestiame dalle stalle e la ricerca dei tartufi.

In Spagna la persecuzione dei predatori è stata legale e pianificata a livello statale tra il 1953 ed il 1968, in alcune zone sino agli ’80, e l’uso dei bocconi avvelenati è stato definitivamente proibito soltanto nel 1989. Dal 1995 l’uso del veleno contro la fauna è un reato penale. Un tempo il veleno veniva utilizzato soprattutto nel mondo pastorale; oggi viene ancora largamente impiegato soprattutto nei cotos privados de caza, grandi aziende faunistico venatorie, per sterminare i predatori e proteggere specie cacciabili quali pernici e conigli.
Il veleno viene considerato attualmente la minaccia principale per la conservazione di sette specie di rapaci inclusi nell’allegato I della Direttiva Uccelli

Nei paesi balcanici l’uso del veleno è stato legalmente impiegato contro i predatori, soprattutto volpi e lupi, sino agli ’80 del XX secolo ed è stato responsabile del crollo delle popolazioni di rapaci necrofagi. La pratica, purtroppo, è ancora molto diffusa; la sostanza tossica più utilizzata è la stricnina che, tra l’altro, è responsabile dell’estinzione dell’avvoltoio monaco dalla Bulgaria e dall’area nord-occidentale dei Balcani nonché del pessimo stato di conservazione del lupo in Bulgaria.

In Grecia la definitiva proibizione dell’uso di sostanze tossiche risale al 1993. L’uso del veleno è attualmente una pratica comune e la sostanza tossica più impiegata risulta l’insetticida metomil. Qui il veleno ha inferto colpi micidiali all’avvoltoio monaco ed all’aquila reale oltre che al grifone ed al capovaccaio. Ha, inoltre, causato la morte di svariati orsi e lupi. Misure per contrastare l’uso del veleno sono previste anche nel progetto LIFE Arcpin

In Gran Bretagna i bocconi avvelenati vengono sparsi soprattutto per uccidere i predatori di specie cacciabili, volpi in primis, ed ha un impatto significativo soprattutto sul nibbio reale. La specie, reintrodotta con successo in Gran Bretagna a partire dal 1989 ed ora presente con oltre 3.000 coppie, è estremamente sensibile alla presenza del veleno per vari fattori ecologici, primo tra tutti il fatto di cibarsi di piccole prede e, dunque, di riuscire ad individuare ed ingerire i piccoli bocconi avvelenati.
Il problema dell’avvelenamento appare particolarmente grave in Scozia, dove la popolazione, a differenza di altre aree del Regno Unito, non riesce ad aumentare proprio a causa dell’elevata mortalità per avvelenamento. Dal 1989 al 2014 vi sono stati rivenuti morti per avvelenamento ben 60 nibbi reali.
Stesso problema sembra affliggere la nuova, reintrodotta, popolazione irlandese.

Fonte: LifePluto

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