Micologia

Il Pianello

Il Pianello – Come Quando e Perché

Il Pianello – Come Quando e Perché

Il Pianello – Alcune specie di tartufo quali T. melanosporum e il T. aestivum hanno la caratteristica di determinare la scomparsa pressoché totale della vegetazione erbacea, annuale o perenne, nelle aree di terreno ove maturano i tartufi, queste aree vengono chiamate “brûlé” in Francia e “pianello” in Italia. Hanno spesso forma circolare, ma possono svilupparsi anche intorno al tronco della pianta tartuficola generando superfici ellittiche, triangolari, ecc. L’area del pianello possiede un’estensione molto variabile, che si accresce con le dimensioni dei capillari radicali della pianta ospite che portano le micorrize, con una tendenza perciò ad espandersi verso l’esterno di 10-15 cm ogni anno  Lo sviluppo maggiore delle micorrize si può osservare alla periferia dell’area bruciata o all’esterno della stessa dove è presente la vegetazione erbacea. L’area bruciata si forma per la presenza delle micorrize del tartufo ed anche per l’attività di batteri ed altri funghi micorrizogeni.

I tartufi compaiono prevalentemente all’interno dell’area bruciata, della quale preferiscono la parte più fresca. Il fenomeno dell’area bruciata è stato osservato da tempo  tuttavia soltanto da pochi anni si è in grado di capirne le ragioni. In alcuni studi di laboratorio è emersa infatti una chiara azione fitotossica, sulla germinazione dei semi di piante erbacee e sulle giovani piante, originata dagli estratti acquosi di ascocarpi e di filtrati colturali di T. melanosporum coltivato in vitro. Pacioni (1991) ha evidenziato l’influenza negativa di tre aldeidi (2-metilpropanale, 2-metilbutanale e 3-metilbutanale) e due alcoli (2-metilbutanolo e 3-metilbutanolo) estratti da tartufi maturi, sulla germinazione dei semi di alcune piante coltivate e sullo sviluppo di alcuni funghi e batteri della rizosfera.

Fitotossici risultano anche alcuni amminoacidi ed, in generale, alcune sostanze, sia volatili che solubili, dalle quali la terra della tartufaia risulta arricchita in modo tale da impedire o attenuare la germinazione della quasi totalità delle piante erbacee spontanee. La vegetazione caratteristica delle tartufaie naturali è quella tipica di ambienti aperti, secchi e soleggiati, in quanto nelle località con forte piovosità le sostanze fitotossiche sono dilavate ed il pianello è meno evidente. In termini ecologici, la scomparsa delle erbe è giustificata dal fatto che esse sottraggono acqua, necessaria alle micorrize per accrescersi, inoltre ombreggiano il terreno. T. melanosporum è un colonizzatore del pianello molto aggressivo e provvede in modo autonomo a creare la sua nicchia ecologica. La composizione di microfauna e microflora e le loro dinamiche sono molto diverse all’interno ed all’esterno del pianello e cambiano nel corso dello sviluppo di quest’ultimo.  effettuarono uno studio i cui risultati confermarono che la presenza di copertura erbacea nell’area esterna al pianello e la presenza di una maggiore quantità di radici stabilizza la struttura del suolo permettendo l’esistenza di aggregati di dimensioni maggiori rispetto a quelli dell’area interna, il cui suolo risulta essere molto più suscettibile agli effetti disgreganti degli agenti meteorici, risultando più incoerente, poroso ed areato. Inoltre la scarsa presenza di copertura erbacea rende il pianello meno ricco in sostanza organica nonché più povero per quanto riguarda le concentrazioni di Fe e Mn.

Il pH dell’area interna al pianello risulta debolmente basico, con valori compresi tra 7.5 e 8.2, e non mostra differenze rilevanti rispetto all’ambiente esterno. Queste osservazioni suggerirono che un terreno maggiormente disgregato ed areato potesse essere una caratteristica favorevole alla crescita del corpo fruttifero del tartufo.  Effettuarono ulteriori studi per indagare la natura delle interazioni fra corpi fruttiferi di Tuber, estensione della superficie del pianello e parametri fisico-chimici del suolo. I risultati indicarono che la concentrazione di carbonato attivo all’interno del pianello è significativamente maggiore e l’abbondanza di carbonati totali inferiore rispetto all’esterno del pianello. Le analisi statistiche confermarono che la dimensione dell’area del pianello è correlata con la percentuale di carbonato attivo presente, in quanto spiegava il 51% della variazione di estensione dell’area bruciata. Da questi parametri dedussero che il micelio di T. melanosporum potesse acidificare il suolo nelle immediate vicinanze e solubilizzare differenti frazioni di carbonato all’interno del pianello. L’acidificazione indotta, infatti, provoca lo scioglimento di carbonato di calcio e quindi un aumento del carbonato attivo. L’abbondanza di carbonato attivo provoca un aumento di ioni HCO₃⁻ e Ca²⁺, e ciò porta all’insolubilizzazione di elementi quali Al, Co, Cu, Fe, Zn e Mn. La maggiore concentrazione di carbonato attivo nel suolo del pianello, ad opera delle ife fungine, provoca clorosi nelle piante, che costituisce un sintomo di deficienza alimentare. La clorosi indotta nelle piante competitrici si esplica nell’effetto inibente la crescita e la germinazione, mentre quella che influenza la pianta ospite induce un aumento del bisogno delle risorse trofiche derivate dalla simbiosi micorrizica contratta con il micelio fungino e quindi un aumento della crescita di quest’ultimo, che incrementerà la concentrazione di carbonato attivo nel suolo. Si innesca in questo modo un meccanismo di feedback vantaggioso per il micelio e l’aumento non solo delle sue dimensioni ma anche della produzione di corpi fruttiferi.

Oltre agli studi sull’interazione fra pianello e flora, recentemente ci si è soffermati anche sugli effetti del pianello nella fauna del suolo. È questo il caso di Menta et al. (2014), che è incentrato sul paragone tra comunità di microartropodi all’interno ed all’esterno del pianello di T. aestivum. In questo studio si ipotizza che alcuni gruppi di microartropodi possano essere influenzati negativamente dalla totale assenza di vegetazione all’interno del pianello, mentre altri, quali i collemboli, potrebbero riscontrare condizioni migliori all’interno, in particolare in termini di habitat e risorse trofiche. I risultati di questo studio hanno confermato l’abilità di T. aestivum di modificare le proprietà biochimiche del suolo. Una riduzione dei contenuti organici nel suolo ed un aumento del pH all’interno del pianello, nonché fattori quali la luminosità e la temperatura legate ad una riduzione della copertura erbacea, possono influenzare negativamente la fauna all’interno del pianello. All’interno della famiglia delle Isotomidae tuttavia, il genere Folsomia ha mostrato un’abbondanza superiore all’interno del pianello, lasciando supporre che potrebbe essere attratto dai metaboliti fungini prodotti dal micelio di T. aestivum.

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